28/03/07 CHI Nr.12 Stephane Lambiel

Patrizia De Tomasi

"Ho radici latine, sono un passionale", dice il campione svizzero, stella del pattinaggio, ora impegnato al Mondiali di Tokyo. E aggiunge: "E' vero, io e Carolina Kostner abbiamo avuto una storia. Ma ora siamo solo grandi amici"

"Ma e' vero che lei e Carolina Kostner...? Si dice che... Insomma, gira voce che lei e la "nostra" Carolina abbiate una "Liaison" romantica. E' vero?", gli chiediamo. Lui, Ste'phane Lambiel, divo della danza sul ghiaccio, un cesto zeppo di medaglie a casa, sorride neanche tanto imbarazzato e annuisce: "|Si', abbiamo avuto una storia. Una bellissima storia. Ora il nostro legame si e' trasformato in una splendida amicizia".

Domanda : Amicizia?
Risposta: L'una regala all'altro grande ispirazione e viceversa. Ci telefoniamo spesso ed e' fantastico avere una relazione cosi', perche' ci capiamo al volo. Siamo entrambi pattinatori, conosciamo le insidie, le frustrazioni, i sacrifici di questo sport.
D. : Come siete riusciti a trasformare il vostro legame?
R. : Il cuore fa miracoli.
D. : Nessuna gelosia tra voi due?
R. : No, non avrebbe senso.
D. : E vi allenate insieme?
R. : Qualche volta, durante l'anno, scendiamo sul ghiaccio insieme. Ma viviamo in Paesi diversi. Carolina in Germania, per ora, io in Svizzera. Ma quando lei viene da me, a Losanna, e abbiamo voglia di pattinare, si', ci buttiamo in pista e svolazziamo per qualche ora.
D. : Le darebbe fastidio vedere Carolina tra le braccia di un altro?
R. : No, credo di no. Ne sarei felice, invece. A patto che lui sia fantastico almeno quanto lo e' lei.
D. : E' vero quello che si racconta di lei: che e' un po' servaggio, uno spirito libero? Un po' troppo per fare il campione di professione?
R.: Si. Vivo seguendo il mio istinto. Faccio molte cose poco consone a un campione, obbligato a regole, orari, disciplina. Vedo gli amici, mi diverto con loro, faccio le ore piccole, quando posso. Ho bisogno di togliermi i pattini a fine stagione e di non indossarli fino all'inizio qi quella successiva. Lo sport e' importante, ma lo sono anch'io.
D. : Lei non sembra molto svizzero negli atteggiamenti.
R. : Svizzero e' mio padre, ma mia madre e' portoghese e io sento forti queste mie radici latine. Vivo bene a Losanna, perche' mi da' stabilita'. Gli svizzeri sono persone quadrate e questo ti aiuta quando devi costruirti una carriera. Ma poi ho anche bisogno di andare a vedere il mondo, di conoscere le persone. Di vivere certe emozioni, insomma. E in questo sono lationo.
D. : Come fa uno scavezzacollo come lei a scendere in pista e ad allenarsi per cosi' tante ore?
R. : Non faccio cosi' tanta fatica come si potrebbe immaginare. Il pattinaggio e' il mio grande amore. E cosa non si fa per amore?
D. : Qual e' il sacrificio che piu' le pesa tra quelli che le impone il pattinaggio?
R. : Faccio il giro del mondo piu' volte durante l'anno e quindi vedo poco, pochissimo la mia famiglia, i miei genitori e le mie sorelle. E questo e' duro da sopportare, qualche volta.
D. : Come e' diventato uno dei pattinatori piu' blasonati del circuito?
R. : Ho incominciato bambino, perche' mia sorella piu' grande, Silvia, pattinava. naturalmente, quando ho detto che volevo andare a lezione di danza sul ghiaccio, sono stato invitato a virare verso l'hockey, una disciplina da uomo. ma io ho insistito, perche' mi piaceva questo sport che mescola tecnica e arte, atletismo e fantasia. Ed eccomi qua.
D. : Seduto sul trono del re del ghiaccio.
R.: Ho qualche medaglia d'oro che pende dal petto, e' vero, ma ho 22 anni (il 2 aprile, ndr) e ho molti obiettivi da raggiungere ancora.
D. : Sente la tensione prima di una gara?
R. : Certo. Essere tesi e' fondamentale per portare a casa una medaglia. L'adrenalina e' una forza propulsiva strepitosa.
D. : Come trasforma la paura in un trionfo?
R. : Canto, Di solito, prima di una gara, canticchio qualche canzoncina. In alternativa, mi siedo, nel silenzio, e respiro molto profondamente. Cerco di fare il vuoto mentale.
D. : In Svizzera lei e' un divo. Sente la responsabilita' di essere un modello per i ragazzi?
R. : Non appartengo a nessuno. Sono come sono. E' lusinghiero essere riconosciuto per strada, ma, se questo implica una limitazione alla mia liberta', diventa una prigione.
D. : Quando si diventa un campione, si subiscono pressioni spesso insopportabili. Lei come le vive?
R. : Che cosa e' piu' importante? Realizzarsi nella vita o realizzare la propria vita? Io sono per la seconda ipotesi. Il pubblico si aspetta che io vinca, la stampa pure, ma io preferisco pensare che, quando vinco, vinco perche' sto realizzando un mio sogno, che e' quello di pattinare, non per rendere felici delle persone.
D. : Ha capito perche' le piace cosi' tanto questo sport?
R. : Si, ho scoperto che ho bisogno di una scena su cui esibirmi, di un pubblico, degli applausi. Ho bisogno di fare lo show. Non si diventa campioni, se non lo si vuole diventare. L'ambizione e' fondamentale.
D. : Evgeni Plushenko, oro alle Olimpiadi di Torino, e' il suo avverario piu' ostico.
R.: Non mi confronto mai con nessuno. Vado alle competizioni per essere il migliore.
D. : Torino le ha offerto ospitalita' per allenarsi e per studiare, la cambio della sua disponibilita' a promuovere l'immagine della citta'.
R. : Si', l'invito di Torino e' molto interessante, ma dovrei far venire in Italia anche tutte le persone che lavorano con me e questo mi sembra un po' complicato.
D. : Ha gia' deciso che cosa studiera', quando riprendera' gli studi?
R. : Recitazione. Dopo il pattinaggio, sogno una carriera nel cinema.